Dipendenza da cibo

Data Pubblicazione: 25/04/2016

Dipendenza da cibo

La dipendenza da cibo esiste davvero? Quando è necessario intervenire

Il termine "dipendenza alimentare" è ormai entrato nel nostro vocabolario quotidiano: ma cos'è davvero la dipendenza alimentare? E quando è lecito usare questo termine?

Negli ultimi anni si sente spesso parlare di dipendenza da cibo. In particolar modo, si è diffusa la tendenza secondo cui i cibi ricchi di grassi o di zuccheri (soprattutto il cosiddetto "junk food", ovvero il cibo-spazzatura) creerebbero un certo grado di dipendenza, favorendo l'insorgere di patologie come il sovrappeso o addirittura l'obesità. Dinanzi a questo ragionamento, viene spontaneo chiedersi se allora non si debba considerare anche il cibo - soprattutto alcuni cibi - alla stregua di alcol e fumo, ovvero qualcosa in grado di instaurare una dipendenza danneggiando al contempo l'organismo. In realtà, il più delle volte si tende a fare confusione tra termini come "dipendenza", "voglia" e "disordini alimentari". Essi, infatti, non indicano lo stesso fenomeno, né vengono usati sempre in maniera opportuna e pertinente. La dipendenza si caratterizza per l'impellente necessità di usare una determinata sostanza, per il consumo incontrollato e soprattutto per la sindrome d'astinenza che si avverte in mancanza di quella sostanza; essa porta con sè sintomi come ansia, depressione, malumore e irritabilità. Chi soffre di patologie alimentari come per esempio anoressia, bulimia o "sovralimentazione" mostra un po' tutti quanti questi sintomi, a riprova del fatto che i meccanismi patologici legati all'(ab)uso di cibo sono molto simili a quelli legati all'uso e abuso di sostanze stupefacenti. Non a caso uno studio ha mostrato come la ripetuta ed eccessiva assunzione di zuccheri sensibilizzi i recettori cerebrali alla dopamina (sostanza che il cervello produce quando si prova piacere) proprio come avviene per le droghe. La dipendenza da cibo dunque esiste, ma ciò non toglie che spesso e volentieri se ne parli del tutto a sproposito. Molti casi definiti di dipendenza da cibo, infatti, in realtà non lo sono affatto. Il più delle volte è implicato il meccanismo di piacere/ricompensa (ovvero il bisogno di consolarsi o ricompensarsi quando si riesce in un'impresa o magari si ha alle spalle una giornata particolarmente dura), oppure, soprattutto per le donne, l'impellente necessità di un certo cibo - per esempio la cioccolata - è legato più a complessi equilibri e meccanismi ormonali che non a una reale dipendenza. Inoltre non bisogna dimenticare che tutti i piaceri della vita determinano picchi di dopamina, non solo il cibo, ma non per questo sono da considerarsi delle droghe. Caso diverso è quello del "food craving", ovvero un desiderio insaziabile di cibo che scatena una vera e propria dipendenza. Secondo i ricercatori, esso consiste in "un intenso desiderio di consumare un alimento particolare o un tipo di alimento a cui è difficile resistere". 

Qualora questo desiderio diventi così impellente da mettere a repentaglio l'equilibrio e la salute dell'organismo, allora è necessario intervenire senza indugi rivolgendosi a uno specialista dell'alimentazione.
 

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