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Surriscaldamento globale: la scoperta di un gruppo di ricercatori che metterebbe in salvo il cibo alterato dalle variazioni ambientali

Data Pubblicazione: 09/08/2015

Surriscaldamento globale: la scoperta di un gruppo di ricercatori che metterebbe in salvo il cibo alterato dalle variazioni ambientali

Sul tema tanto discusso del surriscaldamento globale correlato all'alimentazione, è in arrivo una news che potrebbe rivoluzionare il modo di mangiare e metterci in salvo da un fenomeno così preoccupante. 

A riportare la notizia è Robert Henry, direttore della ricerca pubblicata da Proceedings of the National Academy of Sciences, secondo il quale l'orzo selvatico e l'erba della Pampa, per via delle loro proprietà genetiche, risulterebbero più resistenti ai funghi e ai batteri.
Non è recente la scoperta secondo la quale il cambiamento climatico causato dal surriscaldamento globale -di cui tutti siamo un po' responsabili, soprattutto per ciò che concerne i consumi smodati di energia e le emissioni di Co2- avrebbe un impatto sull'alimentazione e dunque sui principi nutritivi degli alimenti stessi.
E' forse plausibile che in futuro ci si debba orientare verso cibi in grado di sopportare quest'alterazione senza risentirne sulla qualità dell'alimentazione?
I ricercatori che hanno lavorato insieme a Robert Henry, capo della ricerca, hanno appurato che nell'orzo selvatico i geni associati ai meccanismi di difesa dai patogeni risultano più variabili rispetto a quelli coinvolti nella risposta degli stress abiotici. Per quanto riguarda invece i campioni d'erba della Pampa -un parente del riso- raccolti nelle regioni più secche dell'Australia, sono caratterizzati da una variabilità genetica maggiore. Ma cosa significa tutto ciò in termini meno scientifici? 
Secondo i ricercatori questa particolarità della variazione genetica consente un adattamento delle popolazioni vegetali ai cambiamenti delle condizioni climatiche -soprattutto quelle più calde e secche- ed alle conseguenti variazioni ambientali di cui abbiamo parlato.
Non ci resta che capire se l'allarme lanciato dai ricercatori sia il primo passo verso un declino inevitabile al quale prepararsi nel migliore dei modi, o se si tratti di una conseguenza estremizzata relativa al peggioramento di condizioni climatiche già piuttosto allarmanti, alle quali siamo da tempo soggetti. Certo è che il nostro impegno a porre una pezza per limitare l'inquinamento, dovrebbe farsi più consistente e, soprattutto, efficace. Ma solo una corretta informazione può far sì che si adottino comportamenti migliori per essere dei cittadini civili, consci di cosa comporti violentare la natura. 

In tal senso la ricerca di Robert Henry costituisce una boccata d'aria fresca su un tema così delicato, ma, al tempo stesso, un preoccupante presagio che non si può ignorare.  

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