Proverbi napoletani sul cibo

Data Pubblicazione: 23/02/2019

Proverbi napoletani sul cibo

Napoli è la patria della buona cucina e questo si ripercuote anche nel parlare. Sarà per questo che non mancano proverbi napoletani sul cibo: ce ne sono davvero tanti e tutti racchiudono un particolare significato. Tra i detti napoletani sul cibo ce ne sono anche alcuni che fanno ormai parte del lessico comune. Quali? Scopriamoli insieme con un elenco di proverbi napoletani sul cibo e la loro traduzione in italiano.

Tutti i proverbi napoletani sul cibo

  • Prima ca trase, pane e cas; roppo trasuto, pane piruto. (Prima di entrare, pane e formaggio; dopo, pane raffermo).
  • Quanno ‘a caurara volle, mena subbeto ‘e maccarune. (Quando l’acqua nella pentola bolle, cala subito i maccheroni).
  • Quatto cose te fanno cunzula’: ‘a femmena, l’argiamma, lo suonno e lo magnà. (Quattro cose che ti fanno star bene: la donna, il denaro, il sonno ed il mangiare).
  • Quann’ ‘o mellone jèsce russo, ognuno ne vò ‘na fella. (Quando il cocomero è rosso, ognuno ne vuole una fetta).
  • Addo’ magnano duje ponno magnà pure tre. (Dove mangiano due persone c’è cibo sufficiente anche per una terza persona).
  • Chi fatica magna chi nun fatica magna e beve. (Chi lavora mangia, chi non lavora mangia e beve).
  • È meglio pane e cepolla ‘a casa toja ca galline e fasano ‘ncasa d’autre. (Meglio pane e cipolle a casa tua, che gallina e fagiano in casa d’altri).
  • Meglio murí sazzio ca campà diúno. (Meglio morire sazio, che vivere digiuno).
  • Te vulive magna’ l’aragosta, e mo abbuffate ‘e rapeste. (Hai voluto strafare e ora stai peggio di prima).
  • A meglia mericina: vino e campagna e purpette e cucina. (La migliore medicina: vino, campagna, polpette e cucina).
  • A carne ‘a sotto e ‘e maccarune ‘a coppa. (La carne sotto e i maccheroni sopra, ovvero le cose vanno al contrario di come dovrebbero).
  • Quann’ ‘o piro è ammaturo, care senza turceturo. (Quando la pera è matura, cade senza necessità del bastone).
  • Omme senza vizi è menesta senza sale. (L’uomo senza vizi è una minestra senza sale).
  • E chiacchiere nun jéncheno ‘a panza. (Le chiacchiere non riempiono la pancia).
  • A chi me da ‘o ppane, je ‘o chammo pate. A( chi mi dà da mangiare, lo rispetto come un padre).
  • A gatta, quanno sent’àddore d’o pesce, maccarune nun ne vò cchiù. (La gatta, quando sente l’odore del pesce, non vuole più i maccheroni). Quanno se magna se cuntratta c’ ‘a morte. (Quando si mangia si ha a che fare con la morte).
  • Chi tròppo vo’ magnà s’affòca. (Chi è troppo avido nel mangiare si strozza).
  • ‘O Pataterno dà ‘o ppane a chi nun tène ‘e diente. (Il Padreterno dà il pane a chi non ha i denti).
  • ‘O sazio nun crere ‘o riuno. (Il sazio non crede a chi è digiuno).
  • Pe’ n’aceno ‘e sale ‘e perzo ‘a menesta. (Per un granello di sale hai perso la minestra).
  • ‘A capa è ‘na sfoglia ‘e cepolla. (La testa è come una cipolla).

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