Quando il buon senso supera la data di scadenza

Data Pubblicazione: 24/07/2015

Quando il buon senso supera la data di scadenza

Un dubbio che affligge il consumatore medio, nella giungla di prodotti e supermercati: è la data di scadenza, un must per la sicurezza in tavola. 

In realtà la data di scadenza risulta essere spesso un allarme ingiustificato perché dietro il lapidario 'consumare entro' spesso si cela una realtà molto meno severa: non può essere un'ora in più o in meno a determinare la scadenza e la sicurezza di un alimento. Ancora più elastica è la dicitura 'da consumarsi preferibilmente entro' che indica più che altro un periodo di tempo in cui la qualità del cibo che stiamo consumando raggiunge standard ottimali. Più che seguire alla lettera le regole dell'etichetta, sarebbe quindi utile utilizzare quelle del buonsenso. Capita infatti di buttare via alimenti perché considerati scaduti, mentre invece, aprendo le confezioni, molti si rivelano ancora buoni. Ecco quindi qualche consiglio pratico su come consumare i cibi di uso comune per preservare la sicurezza alimentare e la qualità. Le uova ad esempio possono essere consumate non oltre il ventottesimo giorno dalla data di deposizione, per evitare rischi di contrarre patologie come la salmonella. Per l'utilizzo di uova crude il tempo si riduce ulteriormente a nove giorni. Altro alimento che desta non poche preoccupazioni è il latte, la cui consumazione può essere posticipata di uno o due giorni nei mesi freddi, purché non venga esposto a temperature calde per un tempo prolungato. L'estate invece prevede di anticipare la consumazione, anche perché spesso i frigoriferi non hanno un rendimento tale da garantire sempre la freschezza del latte e di alcuni prodotti caseari come ricotta e robiola. Prodotti a lunga conservazione come pasta, riso, biscotti o cracker possono essere consumati entro i 24-30 mesi: oltre potrebbe risentirne la qualità del prodotto, ma non la salute del consumatore. Carne e pesce non presentano alcuna data e sono soggetti a un deperimento abbastanza rapido. In questo caso è l'occhio vigile del consumatore a giocare un ruolo fondamentale. L'unico consiglio è congelare gli alimenti così da permettere una conservazione maggiore: consumare naturalmente previa cottura. I prodotti imbustati hanno anche loro vita breve e devono essere consumati entro due giorni una volta aperti. Con l'avvento di smartphone e nuove tecnologie sarà molto più semplice capire lo stato degli alimenti: un'applicazione ci avviserà infatti quando il cibo starà per scadere e saranno presto introdotte etichette in gelatina che diventeranno sempre più ruvide al deteriorarsi di un prodotto.

La data di scadenza ben presto non sarà più un problema: per ora questi piccoli accorgimenti possono salvaguardare la nostra salute e l'ambiente.

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