Pettole pugliesi

Data Pubblicazione: 23/10/2015

Pettole pugliesi

Alla scoperta delle pettole: un viaggio nella tradizione natalizia tarantina più autentica!

Le pettole sono una deliziosa specialità della cucina tarantina e costituiscono la spina dorsale della tradizione dolciaria natalizia della città. Le origini delle pettole si perdono nella notte dei tempi e sono ricche di fascino, come tutte le leggende e i racconti popolari che aleggiano sulla loro nascita.
Ma partiamo innanzitutto da una domanda fondamentale: cosa sono esattamente le pettole? È presto detto. Sono dolci di pasta morbida, che si friggono e si cospargono di zucchero. Possono essere servite sia ancora calde che fredde e sono un must delle feste natalizie. La tradizione in realtà prevede la preparazione di questo dolce per il giorno di Santa Cecilia. 
Per i più golosi si preparano anche in versione salata, mantenendo lo stesso impasto ma arricchendolo di farciture di capperi, pomodorini, acciughe, cozze o tocchetti di baccalà. 
La storia della loro origine si rifa alla tradizione popolare della città di Taranto e racconta di una donna che lasciò lievitare il pane troppo a lungo, perché rapita dalle musiche degli zampognari che aveva deciso di seguire nei vicoli della città vecchia. Al suo rientro a casa trovò la pasta del pane oramai inutilizzabile e decise di ridurla in palline e friggerla per accontentare almeno i bambini che reclamavano del cibo. La risposta fu di grande entusiamo e quando le venne chiesto come si chiamasse quella nuova delizia decise di darle il nome di Pettel, prendendo ispirazione dalle pitte, le tipiche focacce tarantine. 
Al di là di questa interessante storia popolare, di difficile verifica storica, i motivi per cui questo dolce prende piede nel periodo natalizio vengono individuati nell’eccezionalità della cottura da parte dei popolani di ingredienti base come acqua e farina nell’olio, ingrediente all’epoca estremamente costoso. 
Molto interessanti i paragoni con la cultura ellenica, che presenta dei dolci molto simili alle pettole, i cosiddetti "loukoumàdes", anche essi dolci di pastella, fritti e cosparsi di miele, di probabile origine ottomana.
Al di là delle sue origini, le pettole sono ancora attualissime, probabilmente intramontabili, come tutti i prodotti di grande successo e dalla semplice realizzazione. 
Per la composizione dell’impasto si necessita soltanto di ingredienti base, come farina 00, acqua, del lievito di birra, del sale e dell’olio d’oliva per la frittura. 
La preparazione è altrettanto immediata e comincia con la disposizione della farina a fontana su un piano di lavoro, sui cui aggiungere lentamente al centro, l’acqua riscaldata, il lievito ben sciolto, il sale. Non rimane poi che impastare il tutto finché non raggiunge una consistenza morbida e omogenea. A questo punto si lascia riposare l’impasto per due ore almeno e infine lo si scompone in palline da lasciar friggere in olio d’oliva fumante e ad alta temperatura. Si consiglia poi di disporre le palline in un contenitore con dello scottex dove lasciar scolare l’olio in eccesso, e cospargere immediatamente con lo zucchero. 

Non resta a questo punto che offrirle in giro, diffondendo il loro delizioso profumo e la straordinaria aria natalizia che sono capaci di emanare.

Condividi questo articolo

Scarica la rivista

Le nostre rubriche

L'universo culinario a portata di click

VOGLIA DI DOLCE: I SEGRETI PER COMBATTERLA

A chi non è mai capitato di non riuscire a frenare la voglia di dolce, quel desiderio irrefrenabile che ti porta ad eccedere con gli zuccheri ...

Continua a leggere

PERCHÉ MANGIARE UNA MELA AL GIORNO TOGLIE IL MEDICO DI TORNO?

Mangiare una mela al giorno fa bene: lo dice il proverbio, lo conferma la scienza. Ma perché mangiare una mela al giorno toglie il medico di torno? ...

Continua a leggere

MANGIARE IN VACANZA, LE SCELTE DEGLI ITALIANI

Mangiare in vacanza non è una questione secondaria, almeno non per gli italiani. Altro che mare, montagna o arte, le mete preferite dagli italiani ...

Continua a leggere

Lascia un commento

Scarica la rivista