Le origini del galateo

Data Pubblicazione: 30/08/2015

Le origini del galateo

Come e quando è nato il galateo. Ecco una breve panoramica storica sul bon ton, le sue origini e la sua evoluzione nel corso dei secoli. 

Il bon ton ha origini antichissime; la sua nascita viene posta all'incirca intorno al 200 a.C a opera di Clemente Alessandrino, un teologo e filosofo, che nel suo Il Pedagogo propose le prime regole comportamentali, che andavano dallo stare a tavola, al vestirsi, al mangiare, a come utilizzare i profumi e così via... Il galateo ha un reale sviluppo e un'importante sublimazione nel periodo rinascimentale. Se precedentemente honestum e decorum – morale virtuosa e comportamento decoroso – erano una prerogativa dei soli cavalieri e dell'ambiente cortigiano, con il declino di queste istituzioni si assiste a una collettivizzazione delle buone maniere, grazie soprattutto all'influenza della nobiltà. L'Umanesimo ha portato il galateo a un nuovo livello, più rigido, perché era basato su veri e propri obblighi morali. A dare una nuova spinta al bon ton fu Erasmo da Rotterdam, che scrisse De Civilitate morum puerilium e un trattato sull'educazione dei bambini. Entrambe le opere erano rivolte a ogni classe sociale e furono d'ispirazione per altri trattati sull'etichetta. Nel diciottesimo secolo Baldassare Castiglione con il suo lavoro, intitolato Il Cortegiano, diede una definizione più precisa di colui che professava il galateo, divenendo il testo d'eccezione per chi voleva essere considerato un uomo civile. Castiglione lo descrisse come colui che sapeva farsi valere nella società e sapeva interagire usando unicamente le buone maniere e la cortesia, che era mosso da un ideale di armonia e bellezza, ai tempi considerate caratteristica fondante di un animo elevato. In epoca moderna il galateo andò a regolare anche le norme che si applicavano alle relazioni interpersonali: quando era conveniente parlare di politica o di argomenti sociali; i modi migliori per salutare e accomiatarsi in una lettera... Un trattato che divenne poi il pilastro del bon ton è quello di monsignor Giovanni della Casa, chiamato Galateo overo De' Costumi. L'opera era piuttosto classista, perché, mentre i nobili non erano tenuti a seguire tutte quelle regole, i loro subalterni invece sì. Con l'Illuminismo scompaiono le divisioni di classi anche nel galateo stesso, che diventa meno rigido e più naturale e aperto. Nel diciannovesimo secolo, con la nascita del borghese, ritorna in auge il bon ton, se possibile ancor più rigido: in questo caso la persona doveva controllare i suoi gesti, le sue espressioni, le sue emozioni e tutto per poter ambire a far parte dell'alta società. In particolare le donne erano quelle a cui più erano rivolte le regole comportamentali. 

Oggi il galateo ha riacquistato importanza, grazie ai suoi consigli, utili in ogni circostanza, che toccano ogni aspetto del vissuto.

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