Il digiuno fa bene: la ricerca sulle cellule staminali

Data Pubblicazione: 25/05/2018

Il digiuno fa bene: la ricerca sulle cellule staminali

Il digiuno fa bene o almeno ha un effetto positivo sulle cellule staminali. E’ quanto emerge dai risultati di uno studio condotto dal Mit: digiunare per 24 ore aiuta la rigenerazione cellulare. Si tratta di un’importante scoperta se consideriamo che con il passare degli anni la capacità delle cellule staminali intestinali di riprodursi inizia a diminuire. Secondo i risultati di questa ricerca, la riduzione della rigenerazione può essere combattuta con un digiuno terapeutico di 24 ore.

Digiuno e cellule staminali: lo studio svela il legame

In pratica, i ricercatore del Mit hanno scoperto che le cellule non scindono più il glucosio ma gli acidi grassi e questo provoca un aumento della velocità di rigenerazione delle cellule staminali. In particolare un giorno di digiuno porta ad un raddoppio della capacità rigenerativa delle cellule in questione. Inoltre si è anche scoperto che alla base della rigenerazione cellulare c’è una molecola: questo potrebbe essere importante per anziani alle prese con problemi gastrointestinali e per pazienti oncologici che sono sotto chemioterapia.
Non si parla ovviamente della dieta del digiuno, chiamata mimo, ma di qualcosa di diverso. Da tempo gli studiosi hanno scoperto che ridurre le calorie porta ad aumentare la longevità. Ora si è indagato come non mangiare possa avere effetti a livello delle molecole e si sono accesi i riflettori sull’intestino. Questo perché le staminali presenti nell’intestino sono importanti per riparare i danni provocati da tumori o infezioni. Con gli anni però questa capacità di rigenerazione va diminuendo, aumentando al contempo il tempo necessario per riparare i danni. Con il di giugno, invece, si accelererebbe il processo rigenerativo, controbilanciando almeno in parte gli effetti dell’invecchiamento. Questo anche grazie ai PPAR, fattori di trascrizione la cui attivazione porterebbe alla messa in funzione di alcuni geni coinvolti a loro volta nella metabolizzazione degli acidi grassi. Il prossimo passo è quindi capire come questi PPAR possa migliorare la rigenerazione delle cellule staminali.

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