Il cibo nell'arte e nella letteratura per conoscere la natura umana

Data Pubblicazione: 14/10/2015

Il cibo nell'arte e nella letteratura per conoscere la natura umana

Mangiatori di patate, pietanze con fagioli, pampini d'uva e crateri colmi di vino e ricchi banchetti, cibi rappresentati nell'arte e nella letteratura.

Nell' ambito dell' Expo 2015 non si poteva non parlare del cibo e dell'uomo raffigurati e raccontati attraverso artisti e letterati di ogni tempo.
E' questo il tema principale di un evento culturale intitolato " L'arte è servita" tenutosi questa estate nel Palazzo dei Congressi a Selva di Fasano nell'ambito di una serie di manifestazioni ispirate proprio al motto dell'Expo " Nutrire il pianeta".
La pittura così come la letteratura di ogni epoca sono ricche di iconografie e di descrizioni del cibo. Da sempre, infatti, l'uomo ha inteso mostrare ciò che mangiava quasi a voler comunicare attraverso il cibo, la propria identità. Basti pensare al vasellame greco o agli affreschi pompeiani raffiguranti banchetti luculliani o nature morte. Carni, pesci, selvaggine, salse e frutta di ogni tipo fanno bella mostra su tavole riccamente imbandite attorno alle quali i commensali dalle gote arrossate esibiscono il loro status di privilegiati. Grazie al cibo Platone ci ha donato uno dei capolavori più grande della letteratura di sempre: il Simposio; seduti a tavola tra piatti di arrosto e formaggi, cacciaggione, frutta fresca, dolci di miele e tanto vino e grandi pensatori discutono dell'amore universale. Sempre in Grecia, Zeusi dipinge dell'uva talmente veritiera che gli uccelli si gettano a beccare la tela.
Nella pittura il cibo è stato spesso utilizzato come metafora per evidenziare l' identità di un gruppo o l'appartenenza ad una religione, si pensi al ruolo del cibo nella simbologia del cristianesimo, il pane, il vino, i pesci diventano tutti simboli carichi di altissimi significati spirituali. Nell'opera cinquecentesca il "Mangiafagioli" di Annibale Carrocci, un contadino si accinge a mangiare un cucchiaio di fagioli, davanti a lui un piatto di legumi, pezzi di pane, cipolle, una brocca con del vino fanno bella mostra su una tovaglia bianca, il tutto a voler rappresentare un gesto di vita quotidiana di quella determinata categoria sociale, in quel preciso momento storico. Nettamente in contrasto si pongono, invece, i tanti dipinti che rappresentano la raffinatezza dei pranzi aristocratici, metafora di un'altra realtà nella quale il cibo diventa un attributo di opulenza e privilegi. 

Come non ricordare i cenacoli dei grandi pittori del passato, da Giotto al Tintoretto, passando per quello più famoso di Leonardo. Arcimboldi che con il cibo ha creato fantastici capolavori ed ancora i canestri di Caravaggio dove accanto alla naturalezza dei frutti, delle foglie appaiono pomi marci quasi a voler rimarcare il parallelismo esistente tra il ciclo della natura e la caducità della vita.

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